A relazionare nella riunione tecnica del 9 aprile 2018 è stato l’arbitro paolano della Cai Tonino Fiore. L’argomentazione trattata è stata la prevenzione, ovvero quella serie di misure che consentono all’arbitro di mantenere ben salde le redini della gara fino all’ultimo.

Tonino, fresco del miniraduno Cai di Bari dello scorso 7 aprile, con il supporto di slide ha relazionato su tutte queste misure, tra cui: la vicinanza ai calciatori coinvolti nel gioco o nell’interruzione; l’intensificazione o meno degli interventi tecnici; l’intensificazione o meno della verbalità; i provvedimenti disciplinari.

Vicinanza quindi, che vuol dire presenza, primaria “arma” dell’arbitro, ovvero essere nel punto e nel momento giusto. Fondamentale è poi «la conoscenza delle tattiche, che consente di ridurre quel “vuoto” tra lo sviluppo dell’azione e la reazione dell’arbitro per andare a posizionarsi e a muoversi adeguatamente». Già durante il riscaldamento pre gara si possono cogliere importanti indicazioni, come le caratteristiche fisiche dei calciatori. Uno con il baricentro basso, ad esempio, può essere sgusciante, mentre uno alto potrebbe portare a valutare infrazioni nel gioco aereo, come gomiti alti e spallate.

La presenza serve anche a «velocizzare le riprese di gioco. E’ importante – ha precisato il fischietto della CAI – prevenire perdite di tempo come quelle del portiere per rilanciare il pallone e per battere un calcio di rinvio, che innervosiscono gli animi in campo». Ed inoltre: «Non sorvolate su chi non rispetta la distanza per ritardare le riprese di gioco. Intervenite prontamente».

Sempre per quanto concerne la prevenzione, nella gestione delle proteste, inquadrate come “dialogo”, bisogna tenere in considerazione se sono davvero tali o si tratta di un semplice e contenuto dissenso avverso una decisione arbitrale, «che deve essere accettato perché rientra nella reazione nervosa di un atleta immerso nella tensione agonistica». In questo caso il provvedimento disciplinare è molto controproducente, oltre che sbagliato.

C’è quindi una marcata differenza tra il dissentire e il protestare. Sempre a riguardo non c’è richiamo che tenga quando si contesta in modo plateale, si corre verso gli ufficiali di gara protestando o si offende. «Questi comportamenti non vanno tollerati. Bisogna solo sanzionarli disciplinarmente». In questo contesto bisogna capire che sono i leader delle squadre, le cui continue proteste non devono essere tollerate, né tantomeno bisogna giustificarsi in continuazione con loro.

Dopo il dialogo l’altro punto cardine della prevenzione è il controllo disciplinare. «L’arbitro deve far subito sentire la propria presenza e tracciare “idealmente” una linea chiarendo subito ai contendenti in campo ciò che sarà permesso e sanzionando con opportuni provvedimenti al superamento di detta linea», ha aggiunto Tonino. E’ fondamentale in questo ambito capire che i provvedimenti disciplinari non sono “legati” al tempo e che la bontà della prestazione arbitrale scinde dal numero di provvedimenti disciplinari adottati.

Sempre per quanto concerne il controllo disciplinare bisogna prestare attenzione alle panchine, non sottovalutando gli atteggiamenti che provengono dai dirigenti o dai calciatori di riserva lì seduti.

Altra arma di prevenzione, l’uniformità disciplinare: «Non si può non punire un fallo per una squadra con un provvedimento disciplinare e poi l’altra squadra che commette un fallo ancora più grave non viene punita allo stesso modo».

Ed infine la credibilità: «Per essere credibile – ha chiosato Tonino – è importante già come ci presentiamo al campo e dal modo di riscaldarci. Sul terreno di gioco bisogna poi stare costantemente vicino all’azione. Chi valuta da lontano potrebbe non essere credibile anche se prende una decisione corretta».

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